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Durante il master di counseling gestaltico che ho portato a termine lo scorso anno, uno dei workshop che maggiormente mi avevano colpita era stato quello che prevedeva il Counseling applicato ad un’arte marziale davvero affascinante : la Capoeira.

L’esperienza includeva alcuni esercizi effettuati tramite il corpo: invasione dello spazio e della “bolla prossemica” di ciascuno tramite piccoli colpi.

Essendo un lavoro dentro la cornice del counseling, il focus stava nelle sensazioni che provavamo durante la dinamica relazionale.

Ricordo nitidamente quanto mi sentissi potente in quella situazione: avevo davanti una persona che non mi incuteva nessun tipo di timore ed in qualche modo mi sentivo di potere tenere in mano il rapporto con molta sicurezza, per cui anche quando questa persona cercava di colpirmi o mi colpiva effettivamente, per me il risultato rimaneva lo stesso: “non mi sento in pericolo” , mentre quando era il mio momento di “colpire” mi sentivo che anche se non fossi riuscita a toccare l’altro, avrei comunque invaso senza crearmi troppi problemi.

Al termine del lavoro, mi chiesi seriamente cosa ci fosse di me in quello che avevo appena vissuto: durante la vita di tutti i giorni tendo ad essere spesso accomodante, a cercare di evitare i conflitti; non avevo mai riflettuto di quanto potessi sentirmi “in controllo” e potente in alcune relazioni con gli altri.

Cambiando partner nello stesso esercizio presi coscienza di come le cose fossero cambiate repentinamente: mi sentivo in ansia perché sentivo che comunque mi sarei mossa non sarei riuscita a spuntarla e che i miei movimenti avessero davvero poco valore all’interno della bolla prossemica dell’ altro.

Questi giochi mi portarono a fare dei confronti col mio atteggiamento nel quotidiano: mi resi conto infatti di passare da modi di fare vittimistici al controllo sull’ altro .

Il passo successivo è stato proprio quello di apportare delle modifiche nei miei rapporti: ho iniziato a chiedermi come trovare dei modi più equilibrati per relazionarmi con gli altri e a comportarmi di conseguenza, apportando piccoli cambiamenti ogni giorno.

Dopo poco più di un anno ho avuto la fortuna di conoscere una nuova collega che già praticava la capoeira da tanto tempo e che già avendo il ruolo di “monitora” avesse iniziato ad insegnarla.

Da qui è nato il nostro progetto di “Capocounseling”, per le diverse fasce d’età che permette, attraverso il divertimento, di prendere consapevolezza di come mi sento quando mi trovo a relazionarmi nel mondo: “Come mi sento ad attaccare?”, “Come mi sento nella difesa?” “Come vivo il momento in cui so di venire attaccata?”

Tutto questo poi viene espresso tramite canto , pittura, argilla, movimento, e tante modalità che non prevedono, inizialmente l’uso della parola.

Quello che mi piace di questi workshop e laboratori è proprio che il lavoro per migliorare la propria vita diventa qualcosa di divertente, leggero e poco invasivo: è la persona che decide sin dove andare e su cosa lavorare dei propri atteggiamenti, nel mentre può godere degli effetti benefici del movimento fisico sul corpo, dell’allegria che portano la musica brasiliana e il colore e l’ulteriore benessere portato dalla condivisione con gli altri partecipanti delle proprie sensazioni.