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Perché non parli con me? Non rispondi mai a ciò che ti chiedo; parli con mamma all’ingresso, parli anche con una compagna, ma per il resto? Dov’è che sbaglio? Forse la lezione non è abbastanza divertente, o io non sono abbastanza preparata per aiutarti.  Questi e tanti altri pensieri simili, sono quelli che scorrono nella mente di un’insegnante che si trova a contatto con un alunno che presenta un problema chiamato Mutismo Selettivo (MS).

Di cosa si tratta? Come comportarsi quando noi insegnanti ci troviamo in una classe con bambini che presentano questa problematica? Ancora poco conosciuto il MS è un problema di tipo ansioso, già presente nel DSM IV (Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders). Non ci si trova difronte a bambini che decidono volontariamente di non parlare, ma con chi vorrebbe tanto poterlo fare e partecipare alle lezioni, ai giochi, ma la parola è bloccata dalla paura.  Bambini che a casa sono chiacchieroni, vivaci, allegri, ma nei contesti extrafamiliari cambiano completamente atteggiamento divenendo chiusi e taciturni.

Il primo contesto in cui la problematica emerge è solitamente proprio la scuola dell’infanzia in cui le maestre si accorgono che il bambino non rivolge loro la parola. A volte capita che ci sia qualche compagno con cui riesca a chiacchierare e quando questo accade, è sicuramente un vantaggio per l’insegnante che può provare a relazionarsi tramite questo compagno prediletto dal bambino mutacico; il compagno a cui viene rivolta la parola diviene un vero e proprio “mediatore verbale”.

E’ molto importante che non si insista mai a far parlare il bambino e non si diventi incalzanti per avere delle risposte: è fondamentale lavorare sulla costruzione della relazione e sulla diminuzione dell’ansia nell’ambiente scolastico, senza contare che un ambiente disteso, rilassato e divertente, aiuta tutto il gruppo classe e gli insegnanti! Se qualche compagno in classe tendesse ad etichettare il bambino mutacico, occorre intervenire con semplicità: tutti quanti abbiamo delle paure, noi maestre comprese! La paura del bambino in questione è proprio quella di parlare, per cui cerchiamo di far si che la posizione di questo bimbo sia paritaria rispetto a tutto il resto del gruppo classe.

Paradossalmente, l’arrivo della parola dovrà divenire l’ultimo pensiero; l’ansia è il problema col quale ci si deve interfacciare, la parola arriverà non appena la situazione diverrà più distesa e serena. Il modo più sicuro per “guarire” dal mutismo selettivo è trattarlo dalla prima infanzia con l’interazione della famiglia, scuola e un terapeuta che aiuti a “dirigere i lavori”.