Seleziona una pagina

L’ultimo articolo che ho proposto riguardava la ferita da abbandono; oggi voglio continuare il filone delle cinque ferite dell’anima, argomento trattato dall’autrice “Lise Bourbeau”,con una ferita altrettanto diffusa e frequente: “il rifiuto”.

Secondo l’autrice questa sarebbe la ferita più arcaica, in quanto il bambino sarebbe in grado di percepire anche nel grembo materno se la madre non desiderasse la gravidanza; parole pronunciate, sentimenti ed emozioni provate dalla mamma sarebbero in grado di lasciare una profonda ferita nel bambino che potrebbe sentire la propria sopravvivenza minacciata.

Data la mia costante relazione coi bambini durante l’anno scolastico, mi sento di dire che la ferita da rifiuto può essere individuata nei più piccoli, a volte, con semplicità.

Perché affermo questo? Ho potuto osservare quanto, fin dall’infanzia, anche i bambini mettano in scena copioni comportamentali che si reiterano nel tempo.

Chi ha paura del rifiuto spesso tende a rifiutare l’altro in primis, proprio i compagni che si trovano più divertenti e coi quali si hanno maggiori affinità caratteriali; oppure vedevo comportamenti che portavano ad un rifiuto sicuro da parte dell’altro : calci, spinte, seguite da atteggiamenti nervosamente affettuosi.

Mi veniva spesso da dire: “Non ti accorgi che così facendo allontani il tuo amico?!”

Poi mi fermavo a pensare proprio a quante volte io per prima posso aver rifiutato o aver messo  in atto atteggiamenti di rifiuto e quanta paura ci sia dietro queste azioni.

Si, perché gli atteggiamenti che vengono messi in atto da chi soffre di questa ferita, sono vere e proprie reazioni, non libere scelte: si reagisce perché ci si sente costantemente minacciati dalla paura di essere rifiutati.

Quando si è adulti riconoscere questa ferita diviene più difficoltoso: si possono trovare una marea di alibi per le fughe che vengono messe in atto, alcune visibili, altre più celate, ma pur sempre fughe.

Notiamo alcune caratteristiche nelle persone con questo tipo di ferita: una voce debole, un corpo molto magro e la tendenza a stare in disparte. Solitamente sono persone che tendono a “farsi piccole”, e hanno molta difficoltà ad affermarsi.

Il lavoro che dovrebbe essere svolto per avviarsi verso la guarigione, riguarda proprio l’affermazione di se stessi, concedersi di prendere il proprio posto; piano piano si deve arrivare a percepire di meritare di avere un proprio posto nella vita, perché ci si percepisce come degni.

Quando e se dovesse capitare di trovarsi in luoghi nei quali qualcuno si comporta come se non ci vedesse, non si soffrirà più per questo perché la sensazione di amore e considerazione di sè sarà tale da permetterci di stare comunque, indipendentemente dagli atteggiamenti altrui.

Lise Bourbeau afferma che chi soffre per il rifiuto, nella vita indossi la maschera del fuggitivo.

“ll fuggitivo si dà ad intendere che si occupa di sé e degli altri, per non sentire i vari rifiuti vissuti. La persona che soffre per il rifiuto alimenta la propria ferita ogni volta che si dà dell’incompetente, del buono a nulla, che pensa di essere del tutto inutile nella vita altrui, ed ogni volta che fugge via da una situazione”

Se dovesse venirci il dubbio che un bambino dovesse avere questo tipo di problematica, per evitare che il tempo peggiori la ferita dobbiamo lavorare sodo sul suo “diritto di esserci”, sulla sua autostima, sul fatto che possa meritare di stare ovunque desideri e che al di là del pensiero altrui lui/lei saranno sempre degni di partecipare alla vita.