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Siamo arrivati al termine delle cinque ferite dell’anima. L’ultima è proprio quella dell’ingiustizia , che secondo l’autrice Lise Bourbeau è quella che farebbe indossare a chi si protegge da questa ferita la “maschera del rigido”.

Ma in cosa consiste esattamente la ferita da ingiustizia?

Solitamente  si attiva dai tre anni in poi, quando il bambino inizia a rendersi conto di essere un individuo a se’ stante, con le proprie caratteristiche.

Non poter esprimere se stesso viene vissuto con un senso d’ingiustizia, soprattutto nei confronti del genitore dello stesso sesso. Il bambino soffre le critiche che riceve, la severità, l’intolleranza nei suoi confronti, la freddezza ed il conformarsi a certe regole di comportamento che il genitore richiede (manifestando così d’aver vissuto la stessa ferita).

Ogni volta che non viene permesso di esprimere la propria individualità, in particolare penso a quante volte venga detto : “non piangere”, “non arrabbiarti, non sta bene”, “non sollevare la voce” o affermazioni di questo genere, il bambino inizia a percepire di non essere adeguato così com’è ed inizia a costruire la maschera per poter tollerare quel dolore.

Andando avanti nel tempo si procede reprimendo le proprie necessità per cercare di piacere ai genitori o a chi si frequenta, rischiando di perdere il contatto col proprio sé profondo ed evitandone sempre di più il contatto per non soffrire.

E’ questa la ferita nella quale si attua il meccanismo di difesa di “desensibilizzazione” : si va avanti portando avanti una facciata che sia gradevole all’esterno, sorridendo e facendo come se andasse tutto bene. In realtà, quando questa maschera è ben salda, chi la indossa avrà sempre più paura di fermarsi, evitando l’introspezione , cercando sempre qualche attività che la possa tenere lontana dal grande buco nero che si forma dentro: una vera e propria voragine ricca di ciò che vorrebbe per se stessa, di tutto ciò a cui ha rinunciato per cercare di non ferire e deludere chi aveva vicino, specie i propri genitori. Inizierà, così, a mostrarsi fredda ed insensibile, a cercare l’esattezza e la giustizia in ogni cosa, diventando perfezionista per potersi sentire “nel giusto”.

Cercando di conformarsi ai propri principi gli riuscirà difficile capire che, nonostante ciò, può essere percepito come ingiusto. Tentando di essere perfetto crede di poter evitare di comportarsi ingiustamente.

Fin da piccolo ha notato che viene apprezzato per ciò che fa, piuttosto che per ciò che è, quindi diventa efficiente e preciso, ostentando positività ed ottimismo, per non sentire la sofferenza.

Cerca di risolvere da sé i propri problemi, per mostrasi imperturbabile, per non dover chiedere aiuto, se non in extremis. Anche quando accadono imprevisti o rimane deluso, ripete continuamente: “Non c’è problema!”.

Per poter fare tutto con precisione il “rigido” avrà bisogno di tempo, che sarà sempre troppo poco, e sarà spesso in ritardo, anche se non gli piace esserlo, perché ha bisogno di prepararsi.

Da piccolo ha vissuto l’autorità come un problema, perché era costretto ad accettarla, ed ora la teme; quando gli viene chiesto qualcosa o teme di non essere creduto lo vive con un senso d’ingiustizia. Se crede di avere ragione continuerà a portare avanti le sue rimostranze fino a quando non verrà riconosciuta la sua ragione.

Volendo sempre essere giusto da molta importanza al “meritarsi le cose”, in effetti cerca di evitare di ricevere un compenso che ritiene immeritato, così come è pronto a notare che qualcuno, secondo lui, non merita l’attenzione o le ricompense che riceve.

Proprio per il senso di ingiustizia così marcato che ha, attrae spesso nella sua vita situazioni che ritiene ingiuste, anche in famigliaLa sua stessa rigidità farà sì che si prodigherà sempre molto di più degli altri che, al contrario, tenderanno a lavarsene le mani. Solo il guarire la ferita permetterà che situazioni del genere inizino a diminuire o sparire dalla sua vita. 

Ha necessità di tenere tutto in ordine, e può anche diventare ossessivo nel cercare di mantenere tutto secondo i suoi criteri. Cerca sempre di tenere le cose sotto controllo perché siano “giuste” come vuole che siano.

Imponendosi molti doveri, spesso il rigido è stressato, perché essere perfetto in tutto non è facile. Ha una grande capacità di non sentire il dolore, così va avanti ad oltranza, e ben raramente è malato e, se lo è,  se ne accorge solo quando la situazione si aggrava.

L’emozione che prova più frequentemente è la rabbia, in particolare verso di sé, anche se la prima cosa che fa è aggredire qualcun altro. Inconsciamente è in collera con se stesso per non aver valutato correttamente le cose, o per non aver fatto la cosa giusta, ad esempio.

Non percependo ciò che sente, ha difficoltà a lasciarsi amare ed a lasciarsi andare, ed anche a dimostrare e dichiarare il proprio amore. Spesso ripensa a quello che avrebbe voluto dire o fare alle persone che ama, ma poi, la volta successiva, si dimentica ancora di dire o di fare. Per questo motivo sembra una persona fredda e rigida, e non pare essere affettuoso o amorevole.

La ferita da ingiustizia inizia a guarire man mano che il rigido si permette di essere meno perfezionista, di fare degli errori, di mostrare il proprio lato più fragile, piangendo o chiedendo aiuto, senza giudicarsi o aver paura di essere giudicato, e senza temere di perdere il controllo.

La capacità di chiedere aiuto è fondamentale per iniziare a percepire che fare degli errori è del tutto naturale e per alleggerire il carico che si porta sulla  spalle quando si cerca di risolvere tutto da soli. La condivisione e la fiducia nei confronti delle persone care inoltre, permette di alleviare quella sensazione di essere soli contro il mondo e diminuisce la rabbia che ci si porta dentro.