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Vi è mai capitato di sentire qualcuno dire ad un bambino: “che vergogna!!” oppure:”non ti vergogni di…” ?

A me è successo spesso di pormi domande sugli effetti che una frase di questo tipo avrebbe potuto suscitare su me stessa bambina ed il risultato non è stato buono.

La parola “vergona” ha creato in me senso di inadeguatezza e senso di colpa per non essere come l’adulto avrebbe voluto che fossi in quella circostanza, quindi ora che mi trovo a lavorare coi piccoli mi interrogo spesso sul risultato che avrò attraverso mie parole sul mio interlocutore e sulla sua crescita.

Qual è il mio obiettivo? Voglio creare senso di inadeguatezza, colpa o voglio lavorare sul senso di responsabilità?

Che differenza c’è tra questi due elementi?

Lavorare sul senso di colpa crea persone insicure: con la colpa tolgo spazio vitale alla crescita dell’altro, educo attraverso la paura dell’errore, così la persona registra e assimila la propria inadeguatezza o incapacità.

Lavorare sul senso di responsabilità è l’esatto opposto: il bambino commette un errore e se la mia reazione è di far rimediare all’errore compiuto trasmetto al soggetto la sua capacità di riparare e di imparare; l’altro si sente padrone delle proprie azioni e assimila che “compiere degli errori non è sbagliato”.

In questi anni di lavoro nelle scuole ho maturato quanto sia importante lavorare per rendere il bambino autonomo nel rispetto degli obiettivi da raggiungere nella sua età: responsabilizzare un bambino significa avere una persona con una buona autostima, non con la fissazione per il raggiungimento della perfezione ma con il concetto del miglioramento.

I concetti di responsabilità e di cooperazione sono i semi vincenti per una buona crescita e la creazione di una personalità forte e una buona immagine di sé.

Quello che ho notato nell’atteggiamento dei bambini è una crescente difficoltà ad accettare le frustrazioni (come quella che un “no” può dare) e la conseguente risposta tramite l’aggressività.

Quando chiedo loro che cosa sia successo la risposta ricorrente è : “ha iniziato lui, non sono stato io a cominciare, è colpa sua”.

La mia risposta in queste situazioni è quella di chiedere: “tu cos’hai fatto?” “qual è la tua parte in tutto questo?”

Mi interessa fare questo tipo di lavoro; mi piacerebbe aiutare i bambini ad essere degli adulti migliori, persone capaci di guardarsi dentro prima di guardare all’esterno, capaci di correggere se stessi prima di poter dare un giudizio sul comportamento degli altri.

Diversamente continuerò ad “educare” nuovi adulti che continueranno a maledire tutto quello che non funziona nel mondo anzi che uomini e donne capaci di migliorarsi giorno per giorno e capaci di creare una realtà migliore per sé e per tutti quelli che gli vivono attorno.