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Cosa c’è di difficile nell’educare all’autonomia? Dopotutto sembra che avere maggiore tempo libero e vedere crescere i propri figli sia una cosa auspicata un po’ da tutti i genitori quando si parla della vita familiare.

C’è un piccolo “però” che viene fuori nei fatti: educare all’autonomia significa rinunciare giorno per giorno, un poco alla volta, al proprio ruolo da figure INDISPENSABILI  nella vita dei propri figli.

Ovviamente è un processo graduale e lento, così come lo è la crescita, con tutti i suoi traguardi da raggiungere, ma per alcuni pare che lasciar andare, anche lentamente, sia davvero molto complesso.

E’ possibile che una parte di noi si senta in dovere di “avere cura” in maniera totalizzante, arrivare ovunque per non creare “disagi” nella vita dei propri bimbi.

Vivere e sentire empaticamente l’altro in momenti di malessere, tristezza , di difficoltà , anche pratiche, può portare a farsi carico anche di compiti che non ci spettano, tutto per  non vivere quei momenti di disagio in cui ci si sente impotenti di fronte ad una problematica altrui.

A volte occorrerebbe solo respirare e lasciar andare : lasciando che l’altro svolga i  propri compiti evolutivi, gli permettiamo di sentire maggiormente la propria competenza e le proprie capacità, creando un aumento della sua autostima.

Dietro tutto questo c’è una grande paura: “non sono più indispensabile” , “mi abbandonerà perché non ha più bisogno di me“.

Arrivati a questo punto del percorso, avendo preso consapevolezza che si vivono i rapporti col vincolo della paura dell’abbandono, sarebbe auspicabile quello che definisco “ un piccolo atto  di fede”, trovare il coraggio di lasciare il controllo di ciò che non ci compete e semplicemente stare a guardare che cosa accade.

Questa modalità di lasciare respiro, donare all’altro il proprio spazio vitale e di crescita, non riguarda solo il rapporto coi propri figli, ma anche quello col proprio partner e coi propri pari.

Mi viene in mente un bosco: ci sono tanti alberi ed ognuno ha le sue radici; cosa succederebbe se gli alberi fossero troppo vicini? La crescita diviene molto più lenta, l’albero riceve meno nutrimento dalla terra, a volte non sopravvive se arriva troppo poco. Spazio, acqua, sostanze nutritive nel terreno e sole gli concedono invece una crescita ottimale.

Permettere la crescita, perciò, dal mio punto di vista, più che creare “abbandoni” , crea benessere  e situazioni di maggiore leggerezza, nel senso che la persona inizia a farsi carico solo di ciò che realmente le compete.

Lasciare spazio, ovviamente, non significa lasciare andare del tutto, specie se parliamo di bambini piccoli, ma si intende cercare giorno per giorno la “giusta misura”, permettendoci di sbagliare nel nostro processo di apprendimento della flessibilità nei rapporti.

Ricordiamoci sempre che la perfezione non esiste e proseguiamo nel nostro percorso di vita sempre più svegli e consapevoli.