Seleziona una pagina

Ci sono tanti modi di dire legati al bello: “la bellezza è negli occhi di chi guarda”, oppure “la bellezza è soggettiva”, “la bellezza risiede nell’individualità e nella diversità”.

Per essere sincera, molto spesso mi è capitato di lavorare in scuole che invece, avessero un’idea di “bello” molto lontana da queste sopra elencate.

Facciamo degli esempi pratici: parliamo del classico “lavoretto” che i bambini portano a casa in occasione delle feste: nella mia concezione di bello, ciò che dovrebbe succedere è che il bambino si trovi a regalare a mamma e papà qualcosa fatta con le proprie manine, certo, aiutato se necessario dalla maestra, ma i genitori troveranno un oggetto che il proprio figlio ha fatto per loro nel corso della sua crescita e che da grande potrà rivedere con piacere.

Nella maggior parte dei casi, invece, mi è stato chiesto, di preparare dei lavori di un “certo livello”, “ben fatti”, in modo che a casa il bambino portasse qualcosa di prestigioso.

Mi chiedo quale sia il senso di questo: sono io maestra che ho deciso di fare un regalo a tutti i genitori, in modo che si ricordino di me?

Per me la bellezza è l’espressione di quello che i bambini hanno dentro in quel momento. Bellezza è la creatività che viene immortalata in un disegno, in un lavoro fatto attraverso un materiale plastico.

Un lavoretto, per me, è espressione dell’unicità di un bambino, così come nel disegno ed in tutto ciò che gli permetta di sperimentarsi e sentirsi “capace”.

Che cosa accade ogni volta che intervengo a “migliorare” un suo compito o un suo lavoro? Tolgo spazio alla sua crescita e alla sua possibilità di sbagliare e imparare: ogni volta che mi sostituisco per fare “del bene”, non faccio altro che cercare di alleviare le mie ansie, ma in realtà non sto aiutando, anzi, tolgo spazio vitale alla crescita.

Il mio ruolo è quello di “insegnare”, far vedere come si fa, aiutare e poi lasciar andare, abbassare il livello del controllo e aumentare quello della fiducia, perché per imparare qualcosa sia da bambini che da adulti, è della fiducia che abbiamo bisogno.

Se ci guardiamo indietro, le persone, gli insegnanti, che hanno lasciato il segno positivo nella nostra crescita, sono state proprio quelle che ci hanno permesso di vivere ciò volevamo sperimentare, senza eccesivi giudizi: sono state persone che hanno avuto fiducia in noi, ci hanno supportati senza soffocarci; questo modo di fare ci porta ogni giorno più vicini a ciò che siamo e a conoscere e riconoscere i nostri veri talenti.

Da insegnante, quale sono, mi piacerebbe sapere che esistono più scuole che permettono ai piccoli di esprimersi senza interferire con le proprie idee di bello, perché quando abbiamo deciso di “Educare” abbiamo scelto di tirare fuori i talenti di ciascuno, di entrare in relazione con una persona “diversa da noi “, non creare il bambino che io desidero.

Capisco che non sia semplice mettere in pratica questi principi, ma io penso che sia doveroso per ogni persona che sceglie questo lavoro, che più che lavoro preferisco definire una missione.