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Per dipendenza affettiva si intende una vera e propria dipendenza, la sostanza non è tangibile come le droghe, l’acool, il cibo, ma il risultato è lo stesso: viviamo in funzione di qualcosa di esterno, una relazione che ha preso il primo posto nella nostra vita, senza la quale non pensiamo che la vita possa avere senso o valore.

Vi è mai capitato di pensare che senza quella persona non riuscireste ad andare avanti?

Vi è mai successo di portare avanti una relazione non soddisfacente solo per non rimanere da soli e non dover affrontare nuovamente il vuoto, la vostra compagnia, ammettere che “anche stavolta non è andata”?

La brutta notizia è che se la risposta alle domande è “si”, probabilmente ci si trova in compagnia di una dipendenza, mentre la buona notizia è che, come da ogni dipendenza, si può uscire e si può persino creare una vita molto più appagante e soddisfacente per se stessi.

Al mattino ci si sveglia e si pensa ad una determinata persona, alla sua vita, i suoi impegni, i suoi incontri: si fanno pensieri denigratori nei propri confronti e si pensa di non essere all’altezza, presto “l’uomo /la donna della propria vita” ci lascerà per stare con qualcuna/o meglio di noi.

Questo meccanismo mentale non è altro che un’ossessione ( accompagnata  una bella ferita da abbandono): la maggior parte delle volte che si cade dentro un’ossessione è semplicemente una modalità attraverso la quale non vogliamo vedere qualcosa di noi e della nostra vita che non ci piace.

La prima domanda che mi viene da porre è? “Che tipo di rapporto avete con voi stessi?” “Quali sono i vostri lati positivi, i vostri talenti?” “Siete felici del tipo di vita che conducete e della persona che siete oggi?”

Queste sono tutte domande molto importanti da porsi anche per capire se le persone che scegliamo per entrare in relazione possano essere persone felici e complete o persone che come noi, cerchino qualcuno che vada a riempire il vuoto esistenziale che ci appartiene.

Cercare la felicità fuori da noi stessi significa mettere la vita che ci appartiene nelle mani di qualcun altro: in questo modo andiamo a creare comportamenti disfunzionali  per compiacere l’altro, senza renderci conto che perdiamo noi stessi.

Si confluisce per non  far allontanare qualcuno, con l’illusione di mantenere la relazione e la persona sotto controllo; in realtà è davvero solo un’illusione perché l’unica persona su cui possiamo avere il controllo siamo noi.

Creiamo attaccamento per avere delle finte sicurezze perché la realtà è che la vita è continuo mutamento e questo cambiamento perpetuo non può essere controllato: ciò implica che le relazioni possano avere un inizio e una fine nonostante il nostro puntare i piedi.

L’unica relazione che porteremo avanti tutta la vita è quella con noi stessi perciò per iniziare ad essere felici in maniera incondizionata occorre iniziare un percorso nel quale dobbiamo conoscerci e volerci bene, perché questa è la base dalla quale partire per voler bene all’altro in maniera “sana”.

Se si è abituati ad occuparsi sempre degli altri, iniziamo un passo per volta a fare una piccola cosa solo per sé, anche dieci minuti al giorno.

Ogni persona ha diverse dimensioni delle quali dovrebbe avere cura: corpo, intelletto, emozioni, spirito, ed ognuna di queste ha bisogno di essere nutrita: scegliamo da cosa cominciare e partiamo per questo lungo viaggio: “la scoperta di noi stessi”.

Scopriamo tutto il nostro valore, lavoriamo su ciò che ci piace e sul cambiamento di ciò che ci crea sofferenza e ricordiamo che tutto quello che dipende da noi è possibile!