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Quest’anno scolastico, per la prima volta nella mia carriera, mi sono occupata esclusivamente di laboratori creativi.

In particolare mi sono interessata delle relazioni tra mamme e bambini molto piccoli, sperimentando laboratori di lettura e creatività fin dai primi mesi di vita; coi bambini dell’infanzia invece ho approfondito la tematica della fantasia e il passaggio da ciò che si immagina alla creazione di un “prodotto”.

La prima esperienza che ho avuto è stata quella con le mamme e i bambini:

lavorando da diversi anni nelle sezioni del nido e in quelle dell’infanzia, ho sperimentato che i bambini ricercano dai genitori assenti per lavoro durante gran parte della giornata, delle ricompense materiali, quindi ancor prima di salutarli, si rivolgono a loro chiedendo: “Cosa mi hai comprato oggi?”, con capricci annessi se la mamma o il papà non sono riusciti a comprare nulla.

Sempre più i bambini sono legati ai tablet e ai cellulari perché i genitori che tornano da una lunga giornata di lavoro sono stanchi e hanno bisogno di riposo, per cui i piccoli rimangono ipnotizzati davanti ad un monitor o ad uno schermo per tanto tempo.

Il mio obiettivo, tramite il laboratorio, è quello di creare del tempo di qualità tra genitore e bambino.

Quale mediatore migliore di un libro selezionato?

Durante questi incontri i telefonini rimangono nelle borse in modalità silenziosa e ogni mamma o papà presenti, sono col loro bambino a godere di buone letture, a creare momenti di valore tra pensieri, colori e piccoli oggetti creati insieme che staranno a ricordare quanto sia bello essere insieme.

Altro elemento non da poco è la presenza di altri genitori coi quale condividere i propri pensieri su diverse tematiche, creando così un ambiente intimo, affettuoso e buoni legami.

Abbiamo lavorato tantissimo sul libro: “Che cos’è un bambino?” di Beatrice Alemagna, grazie al quale abbiamo tirato fuori pensieri ed emozioni legati alla propria infanzia e all’infanzia che si vorrebbe regalare ai propri figli: speranze, desideri, paure e ansie sono venute fuori rendendo tutto più leggero perché condiviso, sia con chi vive le stesse esperienze, sia con esperti nel campo. Tra i mediatori artistici utilizzati troviamo, oltre al libro, il colore (tempera, colore a dita, pennarelli, materiali plastici, musica e movimento corporeo.

Il laboratorio era intitolato “Pomeriggi da favola”, e così è stato.

Per me sono stati i primi incontri  con gli adulti in veste da counselor ed è stata un’esperienza davvero superlativa: il mondo delle neo-mamme i dei loro piccoli è un luogo magico in cui è meglio entrare in punta di piedi, è uno spazio denso di emozioni da maneggiare con estremo rispetto cura e davvero per me è stato un onore poterle accompagnare per un breve periodo in un piccolo percorso di benessere emotivo nel quale riconoscersi, aiutarsi e riprendere il viaggio con maggiore consapevolezza e un pizzico di leggerezza in più.

Il secondo laboratorio che ho trattato e che sto ancora portando avanti è quello di Immaginazione creativa.

Ogni serata comincia con una grande valigia grigia sulla quale i bambini vanno a bussare ed una vocina risponde dicendo: “Occupato!”

Ma chi avrà mai scambiato la mia valigia per un bagno?  

Oltre ad una marea di materiali (colori a dito, cartoncini colorati, brillantini, palline di diverse dimensioni, biglie, scotch, bicchieri colorati, teli colorati), dentro la valigia c’è il protagonista dei nostri pomeriggi: la scimmietta Pier Carlo, che ci accompagna nei vari giochi legati alla frase: “Se io fossi…”  che varia ogni settimana.

Ciò che mi ha spinta ad elaborare questo laboratorio è legato alle motivazioni del precedente: l’eccesivo utilizzo degli apparecchi elettronici ha fatto si che anche la fantasia dei bambini sia diminuita: tutte le immagini a disposizioni che scorrono sullo schermo fanno utilizzare molto meno la fantasia per creare qualcosa di nuovo, in particolare quei giochi che si inventavano in momenti di noia.

Il momento in cui i bambini si rivolgono ai genitori o alle maestre con “Mi sto annoiando”, è percepito da molti come qualcosa di negativo; gli adulti si sentono in dovere di riempire quei momenti in modo che il bambino non viva quella brutta sensazione, quella piccola frustrazione.

Io penso che una vita senza noia sia poco creativa!

La noia permette di creare dentro sé uno spazio vuoto che col passare dei minuti diventa “altro”: è questo il luogo nel quale un piatto diventa un cappello, un bicchiere un telefono, un sassolino diventa una pulce e tanto altro. Il messaggio che voglio far passare a questi futuri cittadini del mondo è che tutto quello che possono immaginare possono creare nella vita reale: desidero fortemente che diventino degli adulti capaci di sognare in grande, avere obiettivi importanti per se stessi e per il mondo in cui viviamo.

Desidero aiutare attraverso il gioco, far crescere bambini che si sentono capaci e che sanno di poter fare qualcosa per migliorare la realtà in cui vivono.

Cari genitori che leggete questo mio articolo, vi aspetto numerosi ai prossimi laboratori!