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La dipendenza affettiva non è presente solamente nei rapporti di coppia ma in ogni “luogo” nel quale ci troviamo in relazione con altre persone: non sono esenti le amicizie e neppure i rapporti che intratteniamo nei contesti lavorativi. Vi è mai capitato di avere un collega che non bada agli orari, che lavora ad oltranza e che cerca sempre di fare di più? Quelle persone che cercano l’approvazione costante, le lodi da parte dei capi e che annullano molto spesso la loro vita per dedicarsi totalmente al lavoro. Persone che fanno davvero tanto e che spesso sono ricche di talento, ma allora come mai hanno sempre bisogno di fare di più? Cosa si vive stando in uno stato di “eccellenza” di questo tipo? Si diventa davvero felici conducendo una vita dedicata al lavoro in questo modo? Esiste una dipendenza affettiva in campo lavorativo?

Proviamo a pensare a cosa potrebbe accadere quando un dirigente ha qualcosa da dire sul compito svolto, qualche modifica da fare, o anche un rimprovero:

  • il dipendente affettivo vive tutto questo come una minaccia, non contestualizza, non da il giusto valore a ciò che gli è stato detto perché ha paura di non essere abbastanza bravo e pensa che ben presto verrà messo alla porta.
  • Ingigantisce qualunque situazione nella quale non ha fatto del suo meglio e si giudica in maniera molto pesante, si accusa, non accetta il suo errore, è un perfezionista.
  • Queste persone hanno paura di essere rifiutate ed abbandonate anche sul posto di lavoro.
  • Quando il lavoro assume nella vita un posto troppo elevato, tutte le altre sfere perdono importanza; la persona ricerca il proprio valore in ciò che fa o che non riesce a fare, nel parere che i colleghi hanno di lui o lei e soprattutto nell’opinione che il datore di lavoro ha.

Questo significa che il dipendente affettivo avrà una buona idea di sé solo se l’esterno rimanderà un’immagine positiva, in caso contrario, si sentirà giù, penserà di non essere abbastanza e inizierà ad avere un loop di pensieri negativi su se stesso e sul suo futuro lavorativo.

Quando il lavoro non funziona più, tutta la sua vita non funziona perché tutto il resto è stato trascurato, salute compresa: non si fanno visite, si evita di prendere impegni o appuntamenti perché il tempo non dedicato al lavoro viene vissuto come ostacolo alla propria sete di riconoscimento, come una perdita di tempo. Come in tutte le altre dipendenze, la persona non si conosce , non sa quali siano i suoi talenti e non conosce i propri limiti: si sviluppano comportamenti ossessivo compulsivi ,perché si sente il bisogno di superare se stessi costantemente, per provare che si esiste, che si ha valore e si merita di essere considerati. Col tempo si diventa ipersensibili a tutti i segnali che potrebbero minare la propria sicurezza lavorativa; si temono le ribellioni, si temono i conflitti e si lavora oltre l’orario stabilito: coi si pensieri pratica l’auto-sabotaggio e tutte le emozioni quali rabbia, senso di ingiustizia, paura, vergogna , stanchezza continuano ad accumularsi, fino a che la persona implode.

Nel prossimo articolo vi racconterò che tipo di percorso è importante fare per uscire dalla dipendenza affettiva sul lavoro e cambiare la propria prospettiva di vita.