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Dopo un lungo periodo di assenza, eccomi qui a scrivere dopo una nuova esperienza lavorativa in una scuola dell’hinterland cagliaritano.

Da tempo avevo cominciato ad interrogarmi su cosa davvero volessi fare lavorativamente parlando: il ruolo dell’insegnante è davvero importante per me, ma non facevo altro che collezionare delle sensazioni di inadeguatezza legate alle mansioni che ricoprivo nelle differenti scuole.

Posso raccontarvi di avere tirato le somme grazie a questa nuova ed inaspettata esperienza, quindi già il primo insegnamento che ho tratto è stato che è davvero inutile martoriarsi con i pensieri sul da farsi, la vita risponde sempre, serve solo porre le domande e poi vivere.

A malincuore posso affermare che una delle cose che maggiormente mi faceva sentire fuori luogo in alcune scuole era la percezione e la “posizione” che il bambino assumeva:

  • Il bambino come numero: la politica aziendale spesso prevede che il bambino e la famiglia siano visti come clienti e numeri, chi siano ha meno rilevanza;
  • Paura dei rapporti tra maestre e famiglie: in alcuni luoghi le insegnanti vengono invitate ad intrattenersi coi genitori il meno possibile, possibilmente liquidarli con un “tutto bene oggi” e chiudere la porta davanti ad una mamma o un papà che non hanno avuto notizie del proprio figlio per un’intera giornata;
  • L’apparenza : Consegnare bei lavori per le feste, la maggior parte fatti dalle maestre, e quaderni operativi perfetti perché bisogna dimostrare che la scuola sia valida e il bambino stia progredendo in maniera magica;
  • Il bambino torna a casa più pulito di quando è uscito: solo una domanda…”hanno giocato alle mummie tutti i giorni per un anno?

Credo che tutto questo sia molto lontano da ciò che un contesto educativo dovrebbe offrire: accoglienza, ascolto, tempo dedicato ed affetto, dedizione per il proprio lavoro sono delle coordinate scolastiche alle quali non posso e non voglio rinunciare.

L’ultima scuola in cui ho svolto il mio lavoro mi è servita a riaprire il cuore: educatrici e insegnanti che lavorano col cuore e hanno a cuore famiglie e bambini, che chiacchierano tra loro discutendo sulle proprie priorità nel lavoro, di cosa fare per rendere più belle, divertenti le giornate insieme.

Mi sono trovata a vivere il lavoro circondata da umiltà e persone che non competono tra loro, ma si incoraggiano e ti aiutano nei momenti di difficoltà durante il tempo condiviso.  In un contesto così pulito e cristallino ho notato una tipologia di bambino che per tanti aspetti è rimasto bambino e l’insegnante ha la sua importanza come adulto di riferimento, come era tempo fa.

Viva le scuole che non cercano di apparire perfette ma si preoccupano di progredire e far progredire tutte le figure al loro interno: maestre, educatrici e bambini!

Mi piacciono le scuole concentrate sull’essere non sull’apparire come oggi richiede la società da social, e mi piace stare in ambienti che possiedono un cuore, che ancora si occupano di trasmettere valori senza cercare di plasmare i bambini a proprio piacimento.

Penso che questi siano i contesti nei quali avrei piacere di portare un figlio ogni mattino, quindi mentre scegliete, state attenti a notare il clima interno, guardate i visi delle maestre perché a volte parlano più i volti che mille parole; scegliete luoghi e persone felici per avere buoni risultati nella crescita di vostro figlio.

Io per procedere nel mio lavoro starò attenta a seguire tutto ciò che vi ho raccontato. Buone scelte a tutti!